sabato 24 aprile 2010
Polizia e Democrazia
Siamo Donne
7 marzo 2010
5 DOMANDE A… ELISABETTA BUCCIARELLI
FLASH SUL MONDO DELLA CULTURA E DELL'ATTUALITÀ — DI MICHELA FRANCO CELANI
giovedì 25 marzo 2010
La Voce dell'Isola
lunedì 22 marzo 2010
domenica 21 marzo 2010
La poesia e lo spirito
Qui l'originale
domenica 14 febbraio 2010
"Io ti perdono" vince il Premio Fedeli 2009 indetto dal Siulp




domenica 31 gennaio 2010
sabato 16 gennaio 2010
Bloody Mary Award 2009
Bucciarelli e Carrisi: a loro il Bloody Mary Award 2009

Si sono concluse le votazioni per il Bloody Mary Award 2009 e possiamo finalmente tirare le somme. Ebbene, come il titolo annuncia, quest’anno abbiamo un parimerito. A vincere il premio che ThrillerCafé assegna in base ai voti della giuria tecnica interpellata, sono stati due romanzi, e precisamente:
- Io ti perdono, di Elisabetta Bucciarelli
- Il suggeritore, di Donato Carrisi
Per Elisabetta Bucciarelli è la seconda affermazione, dopo quella del 2008
martedì 5 gennaio 2010
mercoledì 23 dicembre 2009
Courmayeur Noir Festival 2009

MENZIONE SPECIALE A IO TI PERDONO
2. Marco VICHI, Morte a Firenze, Guanda
[voti pubblico 5] [voto ponderato giuria 1008] [risultato finale 1013]
3. Donato CARRISI, Il suggeritore, Longanesi
[voti pubblico 6] [voto ponderato giuria 840] [risultato finale 846]
4. Ugo BARBÀRA, In terra consacrata, Piemme
[voti pubblico 101] [voto ponderato giuria 672] [risultato finale 773]
5. Maurizio DE GIOVANNI, Il posto di ognuno, Fandango
[voti pubblico 381] [voto ponderato giuria 336] [risultato finale 717]


Corriere della Sera
La parola e il silenzio
Qui l'originaleIo ti perdono : titolo del mio ultimo libro acquistato , che consiglio a chiunque.
Autrice di questo noir è Elisabetta Bucciarelli. Il tema principale , il perdono , viene abilmente collegato alle indagini della protagonista Maria Dolores Vergani ( indagini che vanno a riguardare i Mali del mondo come lo stupro , la pedofilia e la prostituzione ) , nonchè anche alla vita sentimentale di quest’ultima.
Con le citazioni che riporto ora , spero di invogliare chiunque a comprarlo/leggero. P.s Spero un giorno riuscirete a scusarmi per questo lessico da persona troppo seria.
“Una storia fatta di parole. Di immagini. Suoni. Distanze. Era iniziata con uno scambio di informazioni. Poi un’azione concordata , Polizia e Guardia di Finanza. Divise diverse ma gli stessi intenti. Lo sguardo alla giustizia. Un credo comune. Telefonate. Mail. E fine settimana silenziosi. Amanti senza esserlo. Clandestini senza toccarsi. Eppure profondamente legati. Seduti fianco a fianco sulle panchine. A parlare. Per mano al massimo. Come due scolaretti.
A lei era già successo di trovarsi coinvolta in sentimenti difficili da nominare. A lui no. Le aveva detto : ‘Adesso capisco che non ho mai davvero tradito mia moglie’. Perchè il sesso non è la stessa cosa di un pensiero fisso che non ti abbandona per tutto il giorno. Il desiderio dei corpi si esaurisce , lentamente magari. Quello delle anime no.”
“La soglia di sopportazione del male. Ognuno ha la sua. L’abitudine a frequentarlo , certo , rafforza. Crudeltà , cattiveria , sadismo , plagio , quante forme esistevano capaci di piegare fino a spezzare il corpo di un uomo? E ognuna doveva fare i conti con le resistenze individuali. Non tutti siamo capaci di attuare le stesse difese. Non siamo permeabili al dolore nello stesso modo. Non abbiamo la stessa consuetudine alla frequentazione del Male.
Maria Dolores Vergani era corazzata. Distanza terapeutica più assuefazioni alle esercitazioni demoniache. Una bella campana di acciaio che si portava dietro come il carapace di una testuggine o l’armatura di un cavaliere medievale. Ma esistono sempre delle impercettibili fessure dove l’acqua , la sabbia e l’aria riescono a infiltrarsi. Scavare lentamente e a fondo. Smuovere e corrompere. Di quelle aveva paura”
“Tanto la Vergani era in grado di comprendere gli altri , sostenerli e svelarli nelle loro malefatte , quanto era totalmente incapace di avvicinarli senza la sua professionale distanza terapeutica. E nelle faccende di cuore , quelle private , era da sempre incapace di utilizzare l’organo preposto. Che non era in mezzo alle gambe , ma al centro del cuore. Alzava barriere , creava labirinti , proponeva difficoltà.
Adesso , scavallando il dosso dei quaranta , si sentiva di rischiare forse in dovere verso se stessa , o forse suo malgrado presa per stanchezza. Su fronti diversi. Con lo stesso comune denominatore. Rimetterci. Soccombere. Era forte , sì. Ma a rinunciare. Non a vivere. Lì si perdeva via.”
“Il cuore si nutre di fantasie , l’anima sembra saziarsi di affinità , ma nessuno spazio di vita reale mette alla prova la resistenza di fronte alla frustrazione e al dolore che qualunque storia affettiva vera porta con sè.”
martedì 3 novembre 2009
Carmilla
Qui l'originale
Queste non sono successioni di recensioni, ma spunti di riflessione sul lavoro più recente di Elisabetta Bucciarelli, a partire daFemmina de luxe - uscito nel 2008 nella collana Babele Suite di Perdisa Pop - per concludere con Io ti perdono (Kowalski, 2009). Perché il leitmotiv che unisce le due opere è in primis il personaggio letterario della Bucciarelli, Maria Dolores Vergani, ispettrice con gli occhi da cinesina, una donna tutta d'un pezzo che ama profondamente l’Arte e i pastori tedeschi, ex psicologa ora ispettore di Polizia, devota alla verità più che alla giustizia e, come l'ho altrove definita, “single un po’ per vocazione un po’ per incroci sbagliati di destini diversi, poco socievole e meno ancora cerimoniosa, schiva rispetto agli eccessi, severa con gli altri non più di quanto lo sia con se stessa, difficilmente incline alle seconde chances.”
Ma non solo. La Vergani non è l'unico trait d'union tra l'ultimo e il penultimo lavoro di questa scrittrice milanese. L'altro è quello che, molto blandamente rispetto all'importanza del tema, potrei definire “l'introspezione nel femminile”, ovvero la propensione della scrittrice a scrutare l'universo-donna in tutte le sue variabili, applicando tale propensione, per esteso, a ogni eroina o antieroina, perfino alle comparse. E le variabili sono tante: aneliti, ripensamenti, ubicazioni indesiderate, incertezze nei rapporti, insicurezze fisiche, dubbi, esistenze irrisolte, crescite interiori, ovvero tutto quello che, prendendo l'aggettivo sentimentale nell'accezione etimologica di “risalente al sentimento (dasentior latino)”, si potrebbe circoscrivere alla locuzione: l'educazione sentimentale delle donne.Prendiamo una donna, una a caso. La prima che incontriamo inFemmina de luxe, un titolo che sa di eleganza, sensualità, bellezza stereotipata. Ma la prima donna che la lettura ci rende immaginifica non risponde ai canoni d'immagine femminile propinati dai media, è una creatura fatta di ciccia e d'istinto che cammina per strada e parla da sola, occhi da cerbiatta, Olga la morbida, vestita old fashion e volant, un corpo che si riconosce soprattutto nelle sue curve e che ha voglia impellente di un uomo. Olga non si preoccupa del suo peso, non è a disagio, l'urgenza è un’altra. Olga rappresenta la fame d’amore. O, meglio, l'illusione dell'amore. Un'illusione allo stato purissimo, così candida che non verrà contaminata dal male neppure quando il male la imbroglierà coi suoi modi meschini. Anche in Io ti perdono il femminino sarà quello della Vergani ma non solo: si estenderà a quello delle donne di tutti i giorni, mogli, madri, un prototipo variegato di donna che converge, come ha dichiarato l'autrice, in “un’identica matrice che declina la paura e il femminile in modi differenti.”
Infine vorrei concludere camminando lungo l'ultimo sentiero che, come una strada in pendenza, collega le due opere cronologicamente: l'osservazione del male come materia d’indagine, un male onnipresente che è istinto brutale, sopraffazione, frustrazione, ma anche grettezza e invidia. Un male che da piccoli gesti liberatori o di compensazione (mi riferisco all'Attaccastronzi di Femmina de Luxe o al Trinciacapelli di Io ti perdono) assurge a male assoluto, totalizzato dalle azioni umane che sono fatte di artificiosità (liposuzione), deviazione e vendetta. Incorreggibile questo male, sempre in agguato, infido. E' approdando a Io ti perdono che l'autrice dimostra che il male sarà pur sempre uguale a se stesso, potente con la sua carica di danno e d'infelicità, ma ciò che può cambiare è la risposta di chi lo riceve. Un'inversione di prospettiva, da uno stadio di odio e soggezione la vittima - o il vicino/parente della vittima - può cambiare posizione e non si tratta di questioni solo altruistiche. Un'azione al transitivo, come i verbi che transitano, appunto, dal passivo all'attivo. La Bucciarelli non si addentra in questioni metafisiche sull'invincibilità del male, non è questo che interessa. Ma fa scorgere all'orizzonte un messaggio di pace. Una pace che non sussiste insieme al rancore e, al di là dell'assioma che il male è connaturato all'uomo, il fatto di misurarsi con la sua portata dimostra che non è poi così inscalfibile e che l'evoluzione, se non arriva dall'esterno, la si può sempre cercare nei meandri della propria umanità.
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